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Paolo Ferrero: ”Problemi con questione morale hanno determinato allontanamento De Gaetano da Rifondazione Comunista” ( Strill.it; 28/09/2011)

By , 28 settembre, 2011, No Comment

di Alessia Candito – Il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero oggi non è stato a Cinquefrondi. La convocazione per un controllo medico, dopo l’asportazione di un tumore qualche mese fa, l’ha trattenuto a Roma.  Al suo posto, ad incontrare i lavoratori calabresi della Lirosi, di ferrovie della Calabria e di tutte le altre realtà oggi in lotta, Roberta Fantozzi, responsabile Lavoro della segreteria nazionale, perché – dice Ferrero – “ non potevamo mancare un appuntamento così importante con i lavoratori calabresi”.

Perché questo interesse per la Calabria?
Fondamentalmente per due motivi: primo, c’è una situazione occupazionale disastrosa e un completo disinteresse sia da parte della regione Calabria, in particolare per quanto riguarda il settore trasporti, sia da parte del governo centrale. E credo che la vicenda Gioia Tauro ne sia il lapalissiano esempio. È una situazione inaccettabile ed è inaccettabile che non faccia notizia. Noi vogliamo accendere i riflettori sul caso Calabria, nonostante pare non sia di moda. Secondo motivo,  è altrettanto inaccettabile la repressione subita dai lavoratori della Lirosi. Lo Stato non solo non si occupa di trovare una soluzione al problema disoccupazione, ma l’unica cosa che sa fare il governo è mandare la polizia a picchiare la gente che protesta. Vogliamo dimostrare che siamo vicini a questi lavoratori e che saremo con loro nella lotta.

Guardando alla Calabria da Roma, a suo parere, quali sono i principali problemi?
Ci sono problemi di varia natura. Questa terra soffre l’assenza di un progetto pubblico che permetta di costruire posti di lavoro veri e duraturi, che permettano ai giovani – ma non solo – di avere un futuro. Colpevolmente legata a questo, c’è l’idea di trasformare la Calabria in una specie di pattumiera: dai rigassificatori, alle centrali a turbogas, agli inceneritori, tutto viene spostato in Calabria. Non si usa questo territorio – che ne avrebbe di gran lunga le possibilità – per attività produttive all’avanguardia. E per fare un esempio, basta solo pensare alle possibilità di sviluppo che avrebbe qui il fotovoltaico. Invece si usa la Calabria come un territorio coloniale per farci le produzioni che in tutta Italia non vogliono.

Di chi è la responsabilità della situazione?
C’è sicuramente un problema di classe politica che usa la spesa pubblica per gestirsi il consenso, invece di utilizzare le risorse per gestire il consenso. Non mi riferisco all’intera classe politica, non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma sicuramente da parte dell’attuale Giunta regionale non c’è un uso dei fondi europei che sia finalizzato a creare sviluppo e posti di lavoro sul territorio. Mi sembra molto più orientato a gestire delle dipendenze. Poi, la presenza della ndrangheta di certo non aiuta.

Una regione quindi condannata sia a livello centrale che a livello locale..

C’è un deficit dello stato centrale che da mandato alla politica per manganellare la gente piuttosto che per fare politiche di sviluppo, e usa la Calabria come una pattumiera, per fare cose che da altre parti non si vogliono. E c’è un deficit a livello locale, dove la spesa pubblica non si usa per lo sviluppo ma per gestire le clientele. L’intreccio di queste cose fatte da potenti nazionali e locali è devastante e chi paga è il popolo calabrese. I giovani, prima di tutto, per i quali non c’è alcuna speranza se non l’emigrazione.

Le ultime manovre finanziarie disegnate dal governo non sono generose con il Sud i generale e con la Calabria in particolare, ma c’è chi come la Lega sostiene che questo sia il metodo per arginare la proliferazione di clientele. Da uomo del nord, qual è la sua opinione?
Il problema non è tagliare i fondi a una terra già in difficoltà, ma gestirli in modo partecipato, riavvicinando la gente alla politica e coinvolgendola nell’amministrazione della cosa pubblica. I referendum lo hanno dimostrato, se è messa in condizioni di farlo, la gente partecipa. Non è vero che c’è disinteresse per la politica, ma disaffezione. E questa manovra, che colpisce i più deboli e risparmia i grandi patrimoni, non farà che aumentarla. Per il Mezzogiorno è disperante. E non è tagliando i fondi per lo sviluppo del Sud che si azzerano le clientele, un problema che – del resto – non è solo calabrese. Il vero fulcro dei problemi della Calabria però a mio avviso non sta qui, ma nelle politiche nazionali.

In che misura?
La politica economica che sta facendo il governo è totalmente sbagliata. Le ultime due manovre, sono inique socialmente – fanno pagare i più deboli e non toccano i più ricchi – e introducono un principio di il federalismo fiscale che favorirà le regioni del nord e penalizzerà ulteriormente il Mezzogiorno. Lo stato unitario e l’unità della nazione deve servire per redistribuire risorse fra le regioni più povere e quelle più ricche, divenute tali anche grazie al lavoro dai tanti emigranti del sud Italia. Lo stato deve avere una posizione di riequilibrio, non di moltiplicatore delle differenze, sia fra le classi sociali, sia fra le regioni. Da uomo del Nord, ritengo vergognoso il modo in cui la Lega sta affrontando la cosa, cercando di affamare chi sta peggio.

Una manovra bocciata su tutta la linea…
Semplicemente, non serve a risolvere i problemi del Paese in generale e del Sud in particolare È  una manovra recessiva. Affondando le mani nelle tasche di lavoratori, pensionati, pubblici dipendenti – che al sud rappresentano la stragrande maggioranza – non farà che ridurre l’economia e il prodotto interno lordo, quindi aggrava la crisi. E poi non serve a nulla contro la speculazione. Tagliare le pensioni e gli stipendi non serve a bloccare gli speculatori, per fermarli bisogna mettere la mordacchia alle banche.

In una situazione del genere quale può essere il ruolo di Rifondazione Comunista in Calabria?
Innanzitutto lavorare per unificare le varie vertenze che ci sono, perché di gente che sta male – perché ha perso il posto di lavoro, perché non trova un impiego, perché stanno costruendo una discarica o una centrale sotto casa, o ancora perché si stanno sprecando miliardi di euro per un’opera inutile come il Ponte sullo Stretto  – purtroppo in Calabria ce n’è tanta. Il problema è che le lotte sono ancora tutte divise, allora il ruolo dei comunisti deve essere proprio quello di stare nelle lotte, costruirle ed unirle. Anche perché l’avversario è sempre lo stesso. La politica, il potere che oggi si presenta come grandi macchine blu, clientele e lampeggianti, fa solo l’interesse della classe dominante.
Poi bisogna riscoprire delle forme di solidarietà dal basso che erano proprie del movimento operaio, come le casse di solidarietà o quelle di resistenza: è necessario ricostruire un tessuto di  solidarietà che non lasci solo chi perde il posto di lavoro o sta lottando per averlo.

Il partito però, soprattutto nel reggino, non ha attraversato un periodo semplice…
A Reggio ci sono stati episodi discutibili sul piano prima di tutto morale. L’attuale consigliere regionale De Gaetano è uscito dal partito dopo una mia lettera aperta con la quale gli chiedevo di versare il contributo previsto dallo statuto del Prc. Questo signore teneva per sé uno stipendio da nababbo, che invece i nostri rappresentanti nelle istituzioni versano in buona parte al partito per finanziare l’attività politica. C’è un problema che ha che vedere con la questione morale che ha determinato un allontanamento di questo signore dal nostro partito. A Reggio, il Prc sta ricostruendo il lavoro dal basso. Il problema non è fare il partito di potere, perché non lo siamo, ma ricostruire una speranza a partire dall’organizzazione dei più deboli.

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